
Oggi ho passato la giornata a preoccuparmi, farmi tranquillizzare, preoccuparmi, e farmi tranquillizzare di nuovo.
Il punto, fondamentalmente, è che io non avrei voluto diventare imprenditrice MAI, figuriamoci a vent’anni (ok, ok, ventuno…), ma, com’è giusto nel momento in cui decidi di diventare fotografa e non hai la fortuna di trovare qualcuno che ti assuma come assistente (cosa praticamente impossibile di questi tempi) ciò che devi fare è aprire partita Iva. O lavorare in nero, pestando i piedi a fotografi professionisti che si fanno il culo tutti i giorni per portare a casa la pagnotta lavorando onestamente… ecco, io preferirei fare parte della seconda categoria. Ma, allo stesso tempo, aprire partita Iva significa per certo dover versare ogni anno 2’800 euro all’Inps, per quei famosi contributi che poi non vedrai mai più. Ora, per com’è la mia situazione attuale, aprire partita Iva sarebbe un salto nel vuoto, perché non ho un giro di clienti che mi permetta di guadagnare qualcosa, e allo stesso tempo se non apro partita Iva i clienti non li potrò avere mai. C’è un’altro aspetto interessante, tuttavia, che riguarda la possibilità di lavorare con prestazioni occasionali almeno per questo primo lavoro che mi è stato affidato e che non mi permetterebbe però di coprire i costi che aprire una partita Iva comporta. Il problema sta nel fatto che non ho ancora capito se effettuarne nell’anno corrente mi impedirebbe poi di accedere al regime dei super minimi.
In tutto questo stasera Chiara è venuta a salvarmi e siamo andate a berci qualcosa, per cercare di non crollare nella disperazione più totale. Giuro che non so come farei senza di lei.