FROM A PILE OF STUFF
see more photos on
www.giorgiapallaro.com


Home    Info    Ask
About: Giorgia Pallaro, 21 years old, Italy, photos, stories, people and other things.

"Spin Madly On" theme by Margarette Bacani. Powered by Tumblr.
Sweet little brother

“No! Giorgia, ferma così!”
“Eh?”
“No, aspetta, rimettiti come prima!”
“Col bicchiere in mano?!”
“No, dritta, guarda verso di me!”
“Ma cosa stai dicendo?!”
“Mi ricorda qualcosa!”
“Ma che?”
“Zitta un attimo!… no aspetta, gira un po’ la testa di qua… no più così… no no, dritta… guarda me negli occhi… cazzo… ho già visto questa faccia…”
“… Marco. Sono tua sorella, magari”
“no no, dico, mi ricordi qualcuno… uhm… aspetta, copriti la parte sotto del viso co ‘sto libro, che sono gli occhi che mi interessano… no, più in basso… FACEBOOK!”
“… … stai scherzando vero!!!”
“sì sì, scusa, era una battuta, no davvero, mi ricordi qualcuno…”
“… ma chiiiii!!!”
“non lo so! è orribile! Hai presente quando non ricordi una faccia? Boh, qualcosa negli occhiali e negli occhi, mi ricordi qualcuno!”

DIECI MINUTI DOPO

“aspetta! aspetta!!! Girati un po’ più verso di me! TROVATO! IL TROTA!!!”


Non voglio nemmeno commentare. 

C’è una strana sensazione, che non so bene come descrivere o definire, che mi perseguita da un po’ di tempo.Come se ci fosse qualcosa di sbagliato, di scorretto, di inesatto. Come se mancasse un pezzo del puzzle, come se ci fosse del rumore di fondo, come se un sottile strato di polvere coprisse ogni cosa.È quel tipo di senso di sospensione, che ti attanaglia dolcemente, e ti logora, e ti gracchia nella testa, e ti scava giù nel cuore. Non ricordo quand’è stata l’ultima volta in cui abbia davvero aspettato l’alba. Perché da troppo tempo a questa parte, sembra sempre sia lei ad aspettare me, mentre le lancette si rincorrono, ed il sonno non giunge.Ricordo che quand’ero piccola, a volte, mi svegliavo presto, e c’era una meravigliosa luce azzurra che entrava dalla finestra. Non c’era alcun rumore, solo il canto della natura che si risvegliava. E questa sostanza luminosa che sembrava davvero prendere corpo e forma man mano che entrava nella mia camera, quasi fosse palpabile. È sempre stato un evento magico, per me. 
Ed è magico tutt’ora, ma rivorrei indietro anche quella spensieratezza che mi permetteva di godermela. Non come ora, che l’accetto come un dato di fatto, che me la lascio scivolare addosso, senza più sentirmi di libera di stare ferma a farmi accarezzare.

C’è una strana sensazione, che non so bene come descrivere o definire, che mi perseguita da un po’ di tempo.
Come se ci fosse qualcosa di sbagliato, di scorretto, di inesatto. Come se mancasse un pezzo del puzzle, come se ci fosse del rumore di fondo, come se un sottile strato di polvere coprisse ogni cosa.
È quel tipo di senso di sospensione, che ti attanaglia dolcemente, e ti logora, e ti gracchia nella testa, e ti scava giù nel cuore.
Non ricordo quand’è stata l’ultima volta in cui abbia davvero aspettato l’alba. Perché da troppo tempo a questa parte, sembra sempre sia lei ad aspettare me, mentre le lancette si rincorrono, ed il sonno non giunge.
Ricordo che quand’ero piccola, a volte, mi svegliavo presto, e c’era una meravigliosa luce azzurra che entrava dalla finestra. Non c’era alcun rumore, solo il canto della natura che si risvegliava. E questa sostanza luminosa che sembrava davvero prendere corpo e forma man mano che entrava nella mia camera, quasi fosse palpabile. È sempre stato un evento magico, per me. 

Ed è magico tutt’ora, ma rivorrei indietro anche quella spensieratezza che mi permetteva di godermela. Non come ora, che l’accetto come un dato di fatto, che me la lascio scivolare addosso, senza più sentirmi di libera di stare ferma a farmi accarezzare.

No, ecco, che poi non si pensi che mi sono rammollita del tutto e che passi il mio tempo a vomitare arcobaleni acidi e basta. Faccio anche quello, ma faccio anche foto.
Qualche giorno fa io ed Elena siamo andate su e giù per il mio piccolo paesello e abbiamo avuto la fortuna di trovare una giornata splendida (aspettavamo ormai da mesi che il sole tornasse). Volevamo qualcosa di molto semplice e delicato, e lei è stata assolutamente meravigliosa.

Aneddoti di estrema rilevanza

Stavo riguardando le foto scattate a Lago qualche mese fa. E niente, a parte alle millemila foto di cibo che ho fatto in quei giorni perché boh sta roba di fotografare quello che mangio è un’ossessione, sono saltate fuori anche un po’ di quelle scattate sul pontile più piccolo, quello più nascosto, dietro la capanna con le barchette. Ora, purtroppo non siamo ancora riusciti a trovare un folletto che ci scatti foto di nascosto, quindi ci dobbiamo arrangiare con il treppiede e le corse limite di dieci secondi. Questo è un ingrandimento di una delle foto scattate prima di ottenere quella che poi aveva messo su facebook: e niente, mi sono sbregata dal ridere a riguardarla. Ma sarò sfigata che mi metto a ridere mentre mi bacia? Che poi non è che sia successo una volta sola. Uno dei giorni prima della partenza stavo pulendo per terra e lui si è avvicinato per baciarmi. E mentre mi baciava… io ho visto l’immagine mentale di me con la scopa abbracciata a lui e sono scoppiata a ridere come una demente. Capiamoci, non è la cosa più carina del mondo scoppiare letteralmente a ridere nella bocca di qualcun’altro. Così cinque minuti dopo, mentre lui lavava i piatti, mi sono avvicinata io per farmi perdonare. Solo che mentre lo baciavo, si è riformata l’immagine mentale di lui che mi baciava con le mani infilate nell’acquaio tra i piatti e il sapone, e sono scoppiata a ridere di nuovo.
Insomma.
Sono una brutta persona.
E no, non lo so perché scrivo ste cose.

Sì, no, lo so perché. Perché così Manfredi, se mai decidesse di lasciarmi, si sentirebbe trooooppo in colpa, dopo tutto quello che ho scritto su di noi.
Quindi, ecco, anche se ogni tanto rido mentre mi baci, sopportami.

La “cosa”

Un po’ di considerazioni melodrammatiche a random a cui sto pensando da un po’ di giorni, dopo aver parlato della “cosa” con un mio amico.

La “cosa” è la relazione a distanza.

Io non ci avevo mai creduto e non l’avevo mai capita. Però mi sono sempre detta che se la persona di cui sei innamorata deve partire per l’Uganda, è naturale aspettarla. Perché la ami, e basta. E la ami qui, come a miliardi di chilometri da te. Altrimenti non l’ami davvero. E se uno dei due tentenna, allora siamo di fronte a un sentimento destinato a finire comunque.
Forse, a ben pensarci, non avevo mai creduto e capito il famigerato “amore a prima vista”, “il colpo di fulmine”, insomma… cose che per me erano pura fantascienza.
Perché avevo sempre creduto con tutta la mia razionalità che per innamorarsi di qualcuno si debba prima imparare a conoscerlo, accettando i suoi pregi come i suoi difetti. L’amore è qualcosa di troppo complesso e profondo e totale per sbocciare in un giorno. Così dovrai cominciare a capire quando è il momento di essere te stessa, e quando per il bene del vostro rapporto, è il caso di farti un po’ da parte. E ci saranno periodi in cui le cose non andranno bene, e dovrai schivare i colpi, e attutire le cadute. E si andrà avanti così insieme, un po’ per abitudine, un po’ perché si ha imparato ad amarsi.

Tutto questo, chiaramente, prima di Venezia. Lì ho capito che l’amore non è una questione di maschere e mosse studiate. Niente di così finto e complicato. In effetti, per me, amare non è mai stato così naturale e semplice. E bello. Perché, per quanto possa sembrare una precisazione stupida, spesso amare non è bello… spesso amare è doloroso. E non sto dicendo che se si sta male allora il rapporto non funziona, perché le crisi ci sono e ci saranno sempre, ma non ci può essere un dolore costante. Amare significa anche soffrire, ma non può essere questa la regola su cui si basa una relazione.

Così, dicevo… quando mi parlavano di relazioni a distanza e colpi di fulmine, storcevo sempre il naso, fissavo scettica l’interlocutore, e me ne uscivo con un “pfff, tanto si lasciano”.

La verità è che quando ti innamori, lui potrebbe anche essere un alieno, e non te ne importerebbe. E sapete qual è la realtà? Che è meraviglioso. Perché ti rendi conto che non ci sono ostacoli che non sei pronto a superare, pur di stare con lui, ora o domani o tra dieci anni. E per quanto sia distante, è ciò che sento più vicino. E se proprio vogliamo cadere sul personale, visto che ormai ci son finita e quindi è inutile usare pronomi impersonali e fingere generalizzazioni, la realtà è che… mi manca.
Mi manca tutto. Le sue mani, ha le mani più belle che abbia mai visto. Mi mancano i suoi occhi, le sue labbra, le sue lentiggini. Forse se non fosse così palesemente bello sarebbe più facile privarsi della sua vista. Se non fosse così rassicurante abbracciarlo, magari non sentirei un vuoto giusto qui a due millimetri dal mio corpo. Se non fosse così intelligente, magari non pregherei di poter riavere a disposizione lui e le stelle anche solo per cinque minuti per restare incantata ad ascoltarlo mentre ne parla. E se dormire nello stesso letto insieme a lui non rendesse i miei risvegli così felici, magari sarebbe più facile non ritenere vuoto e inutile questo materasso dove mi sveglio ogni mattina. Perché il fatto è che, per quanto sappia che lo spazio ed il tempo che riempio da qui alla prossima volta in cui potrò stare con lui dovrebbe essere volto a farmi crescere, come individuo, in realtà mi sembra di vivere al trenta per cento, come se una parte di me fosse in sospeso, persa da qualche parte. Perché è come se lo spettro del visibile si fosse improvvisamente ristretto, come se le percezioni si fossero ovattate. Perché con lui tutto è sempre più colorato, e brillante, e forte, e gioioso. Ma una sua telefonata è sempre la parte più bella della mia giornata, e tutto ciò che mi fa vivere, a mille chilometri di distanza, non è paragonabile a ciò che avevo prima a due chilometri da me. Sono felice, e sto bene, ma nessuna meravigliosa gioranta qui è paragonabile a due minuti con lui.

Lo aspettò per anni, ma non tornò. 
Erano passati gli inverni, e le estati, ma il mandorlo non fiorì più.
Così continuò a vivere nel ricordo dei giorni di sole, dei fiori tra i capelli, delle camminate in riva al lago, perché si arrese all’idea che il ricordo fosse tutto ciò che le rimaneva.

Lunedì mattina ho rivisto Marinica ** era dal raduno di Venezia che cercavamo di organizzarci per rivederci, così abbiamo approfittato della mia trasferta di questo week end e ci siamo incontrate a Milano. Io ero reduce da notti insonni ed ero in condizioni davvero disastrose, ma la mattina con lei è volata, soprattutto nell’ultima parte, quando ci siamo rifugiate in un angolo fiorito di parco Sempione per fare qualche foto. E niente, lei è meravigliosa e la adoro davvero. Ci sono occasioni in cui la fotografia mi rilassa e mi fa sentire in pace col mondo ♥

Piccole considerazioni delle 2.40

crown


Non mi sono mai ritenuta una persona particolarmente forte, o coraggiosa. Anzi. 
Ma, a volte, sono perlopiù debole, e basta. A volte, ho solo bisogno di sentirmi protetta, di sentirmi dire che andrà tutto bene, anche se è sbagliato. A volte vorrei solo stare male, solo per un po’… anche se è sbagliato. 
Così rimango qui, combattuta, in questo confine che divide quella parte di me che finge che va tutto bene, e quell’altra parte che si lascia andare per un po’, così poi starà meglio. Ne discutevo giusto qualche giorno fa con una persona che stimo tantissimo, che mi parlava, tra le altre cose, di entropia, e di come l’energia muova ogni cosa.

Perché anche se arranco per un po’, non crollo. Ed ogni volta che ho perso l’equilibrio, sono tornata a camminare più forte di prima.

Ho solo bisogno di qualche momento buio senza sentirmi sbagliata per questo… 
Ma forse tutto questo è sbagliato davvero. 

Alcune delle foto fatte con la Manu quando sono stata da lei a Milano ♥

-conversazioni deliranti delle due del mattino-

“Oh manu, guarda che carine, così sembriamo Ron ed Hermione!”
“Giò. Ti odio. Io non sono Ron!”
“Sono un mostro. Ho paragonato noi due ad una coppia etero.”


 ”È rimasto nella biblioteca!”
“Biblioteca?!”
“Quella del filosofo!”
“Filosofo? Tesoro, che filosofo?!”
“Quello più bravo di tutti!”
“Giò, che cazzo dici?”

“Le genti! I popoli!” 

Sabato sono partita col treno delle 8 da Padova per raggiungere Novara, per passarvi quello che si è rivelato uno dei migliori weekend di sempre. 

Ma voi lo sapevate che con la cartafrecce il sabato viaggiate pagando la metà? E lo sapevate che da Milano partono dei regionali a prezzi bassissimi ma che in internet si trovano solo al sito www.fsitaliane.it? Prendete nota perché sono cose davvero utili, io invece di spendere ottanta euro ne ho spesi trentacinque.